Nel nuovo anno pastorale — accogliendo l’invito del Santo Padre — vogliamo porre al centro della nostra riflessione i giovani della nostra diocesi e del nostro territorio, nella prospettiva di dare un contributo ai Vescovi che saranno chiamati a riunirsi nel Sinodo dell’ottobre 2018 sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Mi rivolgo, dunque, a tutte le comunità cristiane e in

modo speciale a voi giovani, uomini e donne, per invitarvi

a cogliere questa ulteriore e salutare “provocazione”

che ci viene da Papa Francesco con queste

parole tratte dalla sua lettera ai giovani in occasione

della presentazione del Documento preparatorio

della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo

dei Vescovi: «Un mondo migliore si costruisce anche

grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra

generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito

che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la

coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure

la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce,

della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri

dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido,

lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai

pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare

anche i giovani prima di ogni scelta importante,

perché «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela

la soluzione migliore» (Regola di San Benedetto III,

3). Così, anche attraverso il cammino di questo Sinodo,

io e i miei fratelli Vescovi vogliamo diventare ancor più

«collaboratori della vostra gioia» (2 Cor 1,24). Vi affido

a Maria di Nazareth, una giovane come voi a cui Dio

ha rivolto il Suo sguardo amorevole, perché vi prenda per

mano e vi guidi alla gioia di un «Eccomi» pieno e generoso

(cfr Lc 1,38)».

«Lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino è

la tua Parola» (cfr. Sal 119).

Come ogni anno, desidero iniziare questa Lettera pastorale proponendovi una icona evangelica sulla quale meditare, per trarre luce, forza e ispirazione per il cammino sinodale di questo anno pastorale. Nella lettera indirizzata ai giovani in vista del Sinodo.  a loro dedicato, il Papa ha ricordato l’episodio del Vangelo di Giovanni in cui Gesù osservando che due discepoli di Giovanni Battista lo seguivano, disse loro:«che cosa cercate?» (Gv 1,38). Come vorrei che questa domanda ineludibile accompagnasse sempre il cammino della vita di noi adulti e la vostra vita di giovani, per arrivare al punto decisivo di chiederci, come singoli e come comunità, “chi cercate?”. Per rispondere adeguatamente a queste domande cerchiamo di metterci in ascolto del brano evangelico, provando a chiederci quale ritratto di Gesù possa emergere da questi primi versetti del Quarto Vangelo, e – di conseguenza – quale ritratto di discepolo.

L’episodio (Gv 1,35-42)

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due

dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù

che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E

i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono

Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando

che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».

Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro

–, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono

dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero

con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e

lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse:

«Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e

lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù

disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato

Cefa» – che significa Pietro.

Nel “terzo giorno” della settimana inaugurale della

sua vita pubblica, leggiamo i primi incontri di Gesù.

L’episodio che ci viene proposto è interamente attraversato

da un intreccio di sguardi assai singolare. Il

primo sguardo è del Battista: vedendo Gesù che passava,

lo riconosce come il messia atteso. I due discepoli,

fidandosi della sua testimonianza, seguono Gesù

e quel pomeriggio si fermano a lungo con Lui. Uno

dei due, Andrea, riferisce il fatto al fratello Pietro e

lo conduce da Gesù. Questi guardandolo intensamente,

gli cambia il nome. Ecco gli inizi di una relazione

di amicizia, che legherà per sempre queste persone

al Messia di Nazareth e che presto coinvolgerà

altre persone (Pietro, Filippo e Natanaele).

Ricordiamo quanto scrisse papa Benedetto XVI

nell’introduzione all’enciclica “Deus Caritas est”:

“All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica

o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento,

con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte

e con ciò la direzione decisiva”

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