edit 28/4/2020

Una nota della Conferenza episcopale italiana commenta la decisione del governo di lasciare sospese le “Messe con popolo” all’inizio dell’imminente “Fase 2”.

La nota, titolata “Il disaccordo dei Vescovi – DPCM, la posizione della CEI” inizia ricordando le parole pronunciate dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ad Avvenire pochi giorni fa: “Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto”. Parole, dice la nota, che “arrivavano dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della Cei, il ministero e la stessa presidenza del Consiglio“.

Un’interlocuzione – prosegue la nota Cei – nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria. Un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale. Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo“.

La nota richiama quindi “alla presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico” il “dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia“.

I Vescovi italiani – si conclude – “non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale“.

Dopo la pubblicazione della nota della Cei, la Presidenza del Consiglio ha emanato un comunicato in cui “prende atto” della posizione dei vescovi e conferma che “già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”.

Ecco il testo integrale

Coronavirus Covid-19: Cei su Dpcm Fase 2, “i vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali

CS n. 11/2020

Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI

 

“I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.

 Nel corso di un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della Cei, il Ministero dell’interno e la stessa Presidenza del Consiglio “la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria” e “più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale”.

“Ora – precisa la nota -, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia”.

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Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia

esprime delusione in merito ai contenuti del nuovo Dpcm presentato domenica sera in conferenza stampa dal premier Giuseppe Conte ed auspica che si possano “trovare soluzioni condivise per tornare a celebrare l’Eucaristia con la partecipazione del popolo”. “È in gioco la visione dell’uomo nella sua integralità, quindi anche nella sua dimensione spirituale, come anche la libertà di culto riconosciuta dalla Costituzione italiana”, spiega Moraglia in una nota precisando che “non si intende chiedere alcun privilegio, ma che venga riconosciuto, ottemperando alle disposizioni sanitarie, un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili, per altro degne di considerazione, ma non a noi”. Qualora “non fossero riscontrabili le condizioni sanitarie richieste se ne trarrebbero le dovute conseguenze, non procedendo alle celebrazioni in quelle determinate strutture. Si prende atto con rammarico che, dopo il lungo – e si sperava proficuo – dialogo con le istituzioni governative, si sia dovuto constatare ‘l’esclusione arbitraria’ – come la definisce il comunicato della Cei – della possibilità di celebrare la Messa con il popolo”, prosegue il patriarca evidenziando che “l’impegno al servizio dei poveri, così significativo nel frangente attuale e di cui la Chiesa si fa carico, trae nutrimento da una fede che ha la sua sorgente nella celebrazione eucaristica e nella vita sacramentale”. In questi ultimi due mesi “le diocesi italiane si sono adoperate all’implemento della solidarietà e, in tale prospettiva, il Patriarcato di Venezia ha intensificato lo sforzo caritativo . Si è inoltre voluto intervenire con gesti concreti di vicinanza al dolore della gente con tre distinte donazioni agli ospedali Covid. Di fronte al rischio di trovarsi rinchiusi in una dimensione solo virtuale della fede, Moraglia ha di recente precisato:

“La Chiesa non è on line, ma è per sua natura intima, incontro reale di persone e comunità vive che ‘convengono’ in una assemblea reale”.

A conclusione della nota, il patriarca rinnova l’ammirazione per l’azione di medici, infermieri, operatori e volontari, già espressa pubblicamente più volte, dicendo anche la sua vicinanza e il suo affetto alle famiglie provate per i decessi dei cari avvenuti in solitudine.

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