ANNO SANTO: “CI VUOLE ORECCHIO…”

Sii pronto nell’ascoltare e lento nel dare una risposta (Sir 5,11).

L’indizione del Giubileo straordinario della misericordia, rispetto al grande Giubileo del 2000, porta con sé un aspetto nuovo: l’indicazione che sia vissuto a “Roma così come nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta la Chiesa”2. Papa Francesco quindi sembra voler “delocalizzare”, portando l’attenzione sulla vita delle singole chiese e sulle loro esigenze, valorizzando i cammini e le esperienze che ogni diocesi può offrire. Entro questa sensibilità, per prepararsi ai riti sacri del Giubileo, si possono realizzare delle esperienze di ascolto “locali” che possano dire misericordia e, perché no, mettersi nelle condizioni di poter ricevere/offrire misericordia ovvero sentirsi/far sentire l’altro/a amato/a per sempre nonostante il limite del peccato3. Le esperienze di ascolto, la possibilità di porgere l’orecchio, ci mettono nella condizione di fare attenzione, di conoscere, di apprendere il linguaggio, di darci delle opportunità. Se ci pensiamo bene, la percezione dello spazio e il nostro equilibrio si basano proprio sull’udire. “Perché ci vuole orecchio…”, “Per fare certe cose ci vuole orecchio!”, cantava l’ironico Jannacci, così si aprono pure gli occhi sulla realtà. Questa apertura dovrebbe permettere alle nostre chiese, alle nostre parrocchie di entrare maggiormente in empatia con il popolo di Dio, fuori e dentro “il recinto”4, facendo scorgere un’istituzione che si sofferma in silenzio, che si interroga, che prima di abbozzare le risposte, è disposta appunto ad ascoltare. In cammino verso l’Anno santo dedicato alla misericordia, sarebbe interessante porgere l’orecchio su che cosa la gente pensa sia “misericordia” e per questo si propone un progetto essenziale per una rapida esplorazione sul tema, utilizzando alcune metodologie di ricerca proprie delle scienze sociali. Il progetto potrebbe essere realizzato sia a livello parrocchiale/interparrocchiale (unità pastorali), sia a livello vicariale. Di seguito si presentano le linee guida del progetto5.

Finalità

Si può avanzare l’ipotesi che la parola misericordia sia piuttosto obsoleta, spesso sostituita da termini onnicomprensivi come amore e carità, pare quindi interessante sondare che tipo di collegamenti faccia scaturire, che campi semantici possa evocare e in quali contesti emerga. La breve indagine dovrebbe quindi avere l’obiettivo di fornire una documentazione preliminare sulle immagini e sul linguaggio che ruotano attorno al concetto di misericordia, coinvolgendo soprattutto gli adulti. Sullo sfondo si possono tenere alcune domande proposte nella pubblicazione di Kasper6 per riflettere sulla presenza/assenza, sulla vicinanza/lontananza, sulla comprensione/incomprensione del concetto: • Che cosa significa credere in un Dio misericordioso? In che rapporto sta la misericordia di Dio con la giustizia? Possiamo conciliare la sofferenza innocente e la misericordia di Dio? Come possiamo corrispondere nel nostro modo di agire alla misericordia di Dio? • Che cosa significa il messaggio della misericordia per la prassi della Chiesa? • Che cosa significa questo messaggio per una nuova civiltà della misericordia nella nostra società? • Che significato viene attribuito al versetto evangelico: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”? Si possono poi fare delle domande sul rapporto tra carità e misericordia, tra perdono e misericordia. Si può riflettere inoltre sul fatto che il tema possa diventare un’opportunità di dialogo anche con altre religioni e capire se c’è questo tipo di sensibilità. Strategie di ricerca e metodologie di indagine Le domande e le questioni sopraddette dovrebbero costituire degli input per realizzare una traccia da proporre in alcuni focus group7, che potrebbero partire dal semplice interrogativo: “Se dico la parola misericordia, a voi che cosa viene in mente?” Di seguito si elencano i soggetti che potrebbero essere coinvolti di volta in volta nei focus: • Parroci (se il progetto viene realizzato a livello vicariale); • Adulti (uomini e donne) impegnati a vario titolo nelle parrocchie; • Adulti (uomini e donne) cosiddetti “lontani”; • Giovani impegnati a vario titolo nelle parrocchie; • Giovani cosiddetti “lontani”. Ogni focus dovrebbe coinvolgere tra le 8 – 10 persone, quindi un focus per i parroci, uno per gli adulti impegnati, uno per gli adulti lontani e così via. È importante che in fase di ricerca dei partecipanti e invito ai focus non si anticipi il tema specifico: l’oggetto dell’invito potrebbe essere semplicemente “riflessioni sui temi per l’anno pastorale”, oppure la “richiesta di un’opinione su alcuni temi molto discussi oggi nella chiesa”. Le modalità di esecuzione dei focus sono da pensare in fase di progettazione operativa. Essi dovrebbero essere condotti da un moderatore che dovrebbe proporre alcuni input per la riflessione, facendo in modo che tutti i partecipanti possano esprimere la propria opinione. Si suggerisce di condurre i focus attraverso una discussione libera, stimolata solamente da poche domande.

 

Aspetti operativi

Nella realizzazione del progetto, è utile tener presenti le seguenti fasi: • Progettazione traccia focus e individuazione del moderatore dei focus; • Mettere a punto un elenco dei profili delle persone da coinvolgere nei focus; • Pensare all’organizzazione logistica dei focus, individuando le date per gli incontri e decidendo i luoghi dove trovarsi; • Invitare i partecipanti ai focus con un buon anticipo, chiedendo conferma della presenza; • Durante i focus, il moderatore dovrà registrare quanto emergerà per poter riascoltare i contenuti e trascriverli in parti essenziali. Ai partecipanti dovrà essere fatto firmare un documento per garantire la privacy. Quest’ultimo dovrà assicurar loro che i materiali eventualmente divulgati post focus, non comprometteranno l’anonimato dei partecipanti. • Il moderatore assieme a un piccolo gruppo di riflessione potrà lavorare sui materiali trascritti e redigere una breve relazione da condividere a livello di consiglio pastorale parrocchiale/vicariale. • I tempi complessivi di realizzazione dovrebbero andare da fine ottobre ai primi di dicembre. Il progetto nella sua essenzialità permette di raccogliere dei materiali utili per comprendere meglio immagini e linguaggi di misericordia, per tratteggiare “a orecchio” quella realtà di cui, in alcune situazioni, si è perso la partitura. Eventualmente ri-trascrivere, con le potenzialità dell’ascolto, uno spartito oltre la solita musica, superando le solite risposte, aprendosi a mondi possibili8, magari trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti solo perché si trovano lontani dalle “nostre radicate certezze”. a cura di: Monica Chilese

 

 

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