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1. Sguardo missionario

 Parlando dei genitori e, in genere, degli adulti, abbiamo sottolineato la  diversità della loro appartenenza alla comunità e del loro atteggiamento nei confronti della fede. Accanto a quanti sono impegnati nella comunità, che sono una minoranza, molti altri sono credenti ma  si fermano «sulla soglia» e praticano sporadicamente, mentre altri ancora non credono, pur senza rinunciare ad una ricerca religiosa. Cosa vuol dire essere missionari con questi nostri fratelli? Con quale sguardo camminare assieme a loro? Con uno sguardo di rispetto, di tenerezza e di libertà: è questo l’atteggiamento di fondo che una comunità è chiamata ad assumere.

2. Sguardo di rispetto

E’ sempre presente nelle nostre comunità il rischio di pretendere di condurre le persone dentro i nostri percorsi, le nostre proposte, con una sorta di «pastorale di inquadramento». Coltivare, invece, uno sguardo di rispetto significa farsi accompagnatori, essere pronti a dislocarci sulla strada in cui il Signore ha deciso di dare appuntamento ai nostri contemporanei, e a noi con loro. Vuol dire proporre di credere con noi, pur in fedeltà alla loro concreta situazione di vita. Significa la disponibilità a semplificare, modificare, ridurre, ridefinire le nostre proposte e i nostri percorsi, rinunciando a determinare e a controllare un cammino di fede che è frutto di grazia e libertà.

 

3. Sguardo di tenerezza
Ci imbattiamo talvolta anche in un’altra tentazione: quella di pensare di essere gli unici detentori di un Vangelo da comunicare agli altri. Sguardo di tenerezza significa, invece, saper cogliere il misterioso lavorio della grazia nel cuore dell’uomo per accoglierlo con gratitudine, mentre affidiamo con fiducia la parola evangelica che abbiamo ricevuto.
Avere la Sua stessa tenerezza ci spinge ad ascoltare e dialogare con l’altro perché, proprio grazie a lui, saremo in grado di ricomprendere il Vangelo, di ritrovarlo nuovo e anche di annunciarlo in modo nuovo. Ogni nostro incontro e ogni prendere la parola ha un prima e un dopo: un prima in cui diamo la parola, un dopo in cui torniamo a ridarla, perché la prima e l’ultima parola sia dell’altro.

 

4. Sguardo di libertà
Il nostro impegno non è sempre immune da un’ultima tentazione: quella della ricerca del risultato.
Coltivare uno sguardo di libertà significa invece lasciare nascere ciò che è differente, aiutando le persone ad appropriarsi gradualmente della tradizione cristiana. Sguardo di libertà vuol dire meravigliarsi delle molte strade possibili che il Vangelo non si stanca di aprire nella vita delle persone, accogliendo percorsi e modalità diverse di partecipare all’itinerario sacramentale dei figli, fiduciosi nella potente azione che il Signore non si stanca di compiere nel cuore di ciascuno.

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