Il Vangelo della DOMENICA

31a domenica ordinaria (ANNO C)

31 to

 

 

 

 

Marika Zanetti, Zaccheo sul Sicomoro, olio e oro su tavola

L’arte La curiosa immagine di uno Zaccheo con l’abbigliamento del manager in carriera sembra attualizzare la condizione di chi, per stato sociale, ruolo o gruppo di appartenenza, non si sente nelle condizioni di incontrare a Gesù per le vie ordinare della religione. Eppure non siamo lontani dal presumere, anche confermati dal racconto evangelico odierno, di tanti uomini e donne “in carriera” assetati, o almeno incuriositi, di Gesù e del Vangelo. Per tanti “arrampicatori sociali” arrampicarsi sul sicomoro per vedere il Signore se mai passi, è un’operazione indegna. Ahimè, sembra dire Zaccheo dalla sua postazione: “Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro per vedere il Signore se mai passi. Ahimè, non sono un rampicante ed anche stando in punta di piedi non l’ho mai visto” (Eugenio Montale,Diario del 71). Gino Prandina

Intro A Gerico si trovava l’”agenzia” doganale romana, e Zaccheo era il capo dei controllori. Certamente aveva sulla coscienza estorsioni e malversazioni finanziarie, peraltro abituali fra i “doganieri” dell’epoca, ma soprattutto era classificato come traditore politico e religioso, collaboratore con i detestati

oppressori. Il Vangelo non dice perché Zaccheo desiderasse vedere Gesù. Nessuno gli fa posto in prima fila e perciò Zaccheo deve salire su un albero. Gesù, vedendolo, prende l’iniziativa di auto-invitarsi a casa sua. Zaccheo è pieno di gioia, ma Gesù stesso sa che questa “socialmente inopportuna” visita è il momento culminante della conversione: Zaccheo è perdonato e accolto come il figlio prodigo. Gesù esprime la sua gioia: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo”. Gesù è davvero l’inviato alle pecore perdute: sono essi che si sono allontanati, eppure è lui che è venuto a cercarli.

Il vangelo Lc 19,1-10 Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Le parole

Oggi. È il giorno dell’incontro di Gesù con Zaccheo; poco prima, all’ingresso di Gerico, Gesù aveva incontrato un cieco dalla nascita. Per ognuno c’è un momento in cui il Signore fa visita con la sua misericordia. “Oggi” Gesù si ferma a casa di Zaccheo; nello stesso “oggi” la salvezza entra in quella casa, in ogni casa, perché “in fondo Zaccheo è il nome di ognuno di noi” (Silvano Fausti).

Zaccheo è capo dei pubblicani e ricco: la legge escludeva i pubblicani dalla salvezza; il Vangelo esclude i ricchi. Zaccheo, dunque, è un peccatore pubblico, un caso impossibile. I discepoli gli impediscono persino di vedere Gesù. La ricerca di Gesù, da parte di Zaccheo sarebbe stata inefficace se non fosse che,

in realtà, era Gesù a cercarlo e a cambiargli nome: “È figlio di Abramo”.

Casa. Non solo entra in casa, ma desidera rimanerci, trattenersi: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. È un rapporto stabile, profondo. Torna in mente il legame tra la vite e il tralcio. Oggi nessuno è lasciato senza speranza.

Conversione. È una vicenda nella quale Gesù compie quasi tutti i passi in progressione: si ferma, porta lo sguardo su Zaccheo, lo chiama a scendere, gli chiede ospitalità… Sembra descritta una vera strategia di conquista (un altro nome dell’evangelizzazione) mentre, dall’altra parte, c’è la crescita nella consapevolezza di aver bisogno del Signore, della ricerca di Lui, della gioia per l’incontro con Gesù e la determinazione a cambiar vita con gesti concreti e generosi. All’inizio Zaccheo era salito sull’albero con gesto di rifugio, di separazione; ora invece, dinanzi a tutti, si alza in piedi, dignitosamente.

L’iniziativa è sempre di Gesù; lo era stato con la samaritana e col cieco; lo è con Zaccheo, lo sarà col giovane ricco. E intanto, “tutti mormoravano”! Questo è il peccato di opposizione, il più duro da vincere. Questo è il clima nel capitolo di Luca che vede il Signore andare a Gerusalemme secondo la volontà di suo Padre; da essa viene il senso e il compito di quella giornata. La salvezza è opera di Gesù in obbedienza a Dio che lo ha mandato.

La teologia Sap 11,22 -12,2; 2Ts 1,11 -2,2; Lc 19, 1-10

  1. «Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue». La meravigliosa affermazione della prima lettura è che Dio ama tutto ciò che ha creato, altrimenti non l’avrebbe creato. Molti uomini, anche molti cristiani non vogliono credere a questo considerando i mali innumerevoli del mondo. Ma la dimostrazione, che il libro della Sapienza dà per la sua affermazione, è così semplice e illuminante, che non la si può contraddire senza o rinnegare Dio o accusarlo di intima contraddizione. «Tu ami ogni cosa che è, perché se avessi odiato qualcosa, non l’avresti creata». A dir vero esiste il peccato che dev’essere di necessità punito, ma poiché anche il peccatore appartiene a Dio, non viene castigato secondo pura giustizia, bensì «risparmiato», in modo che in ciò vi possa riconoscere un ammonimento alla conversione. L’ammirevole sapienza di questo libro veterotestamentario si trova nella proposizione secondo cui Dio ama tutti e perciò punisce i peccatori solo per amore e perché possano ritornare all’amore.
  2. «Non lasciatevi così facilmente confondere». Sembra che la seconda lettura richiami alla memoria l’idea della prima. Dio, che «castiga i colpevoli poco alla volta», ci lascia il tempo «di compiere ogni volontà di bene e ogni opera della fede». Non bisogna perciò «lasciarci spaventare» dall’annuncio di una fine imminente del mondo, anche se «presumibilmente» viene presentata come sicura da una rivelazione

 

o profezia, ma bisogna continuare il nostro lavoro cristiano in pace e senza timor panico. Il Signore non è soltanto colui che viene verso di noi minacciosamente dal futuro («come un ladro nella notte»), ma è egualmente colui che di continuo ci accompagna nella nostra strada verso il cielo e che ci illumina con il suo camminare insieme con noi (come i discepoli di Emmaus) e ci toglie ogni paura di lui.

  1. «Zaccheo, discendi subito». Il Vangelo ci presenta uno strano quadro: l’uomo straricco, che si arrampica su un albero per vedere Gesù. Come «capo dei pubblicani» viene reputato un grande peccatore, ma Gesù vuole entrare proprio a casa sua. Gesù sa che dovunque arriva porta con sé la grazia: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa», e questo perché «il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Entra da Zaccheo perché là c’è qualcosa da salvare. Dunque sicuramente non perché qui vengono fatte delle buone opere da premiare, ma «perché anche quest’uomo è un figlio di Abramo», non escluso dalla fedeltà e dall’amore di Dio. È oziosa la domanda se l’assicurazione di Zaccheo di dare la metà dei suoi beni ai poveri si riferisce a qualcosa di precedente o è soltanto una conseguenza della grazia dimostratagli. L’evangelista non è interessato a questo, ma unicamente alla salvezza che Gesù porta in questa casa. È bene sapere che egli entra anche in casa di ricchi sfondati, se deve giungere ad essi una salvezza cristiana. La beatitudine dei poveri non è da interpretare sociologicamente, ma teologicamente. Esistono poveri nello spirito (della concupiscenza) che sono ricchi, ed esistono ricchi che nello spirito (del «servire con i loro beni», Lc 8, 3) sono poveri.

I Padri

  1. La conversione di Zaccheo

Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi che non si lasciano indurre al peccato Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è piú numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria. Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l’ha incontrato e l’ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull’albero, Gesú lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate. Eva ha seguito il cattivo consiglio e l’ha fatto suo, ma è apparsa Maria, la Santa, e le ha ridato l’antico splendore. Il serpente ha mescolato segretamente il peccato con il sangue della morte e lo ha porto ad Eva. E perché ella non rifiutasse la bevanda, ha simulato amicizia. Nostro Signore ha mescolato col sangue il proprio vino, lo ha reso medicamento di vita e lo ha dato a bere. L’innocente (Maria) ha assaggiato ed ha dominato il sale mortale della terra. In paradiso, il peccato ha assalito Eva e quando ella gli ha ceduto l’ha scacciata dal paradiso. Ha dato ascolto al serpente ed ha perso il giardino. Il serpente che non ha piedi ha impedito il passo ad Eva, ma Maria ha servito la madre. La giovane ha portato la vecchia per poter vivere nell’antica dimora. E’ morta Eva in tarda età, ma ha generato Maria, tornando così, giovane. La nascita della figlia ha riparato la colpa dell’antica madre. Eva ha nascosto nel nostro feto il fermento della morte e della miseria. Ma è apparsa Maria che ha tolto questo fermento, perché le creature non si corrompessero. Dio ha celato le sue onde nella Vergine. Dalla gloriosa è sgorgata la vita. I torrenti hanno risalito i monti, sopra le valli e le voragini. Il Maligno è stato vinto dall’annuncio del Figlio, dinanzi al quale tutti si sono prosternati. A quelli che chiedevano ha rivelato la sua natura, i campi si sono inariditi non potendo sopportare la sua gloria. Quella medicina ha fortificato i ricchi nella grazia, le loro mani l’hanno accolta nel lutto. Le nazioni l’hanno presa, essa ha sanato la ferita prodotta dal serpente. Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesú è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (cf. Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (cf. Lc 15,7-10). Un giorno, ha vietato di persistere nell’odio e nell’ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere. Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l’arco perde tensione. Passando vicino all’albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso. Quanto piú Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto piú il Signore ha avuto pietà, tanto piú gli ha usato misericordia. Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero. Ha preso il penitente dall’albero, l’ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore

che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia. Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Piú grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia! (Cirillo ps., Hymn. in convers. Zacch., passim)

  1. Zaccheo: il buon uso delle ricchezze

“Ed ecco un uomo di nome Zaccheo” (Lc 19,2). Zaccheo è sul sicomoro, il cieco è sulla strada. Il Signore ha pietà dell’uno e lo aspetta; nobilita l’altro, onorandolo di una sua visita. Interroga il cieco per guarirlo; si invita a casa di Zaccheo senza essere invitato: sapeva infatti che il suo ospite sarebbe stato largamente ricompensato, e se non gli aveva sentito proferire l’invito con la voce, ne aveva tuttavia sentito il desiderio di farlo… Ritorniamo ora nelle grazie dei ricchi: non vogliamo offenderli, in quanto desideriamo, se possibile, guarirli tutti. Altrimenti, impressionati dalla parabola del cammello, e lasciati da parte, nella persona di Zaccheo, prima di quando converrebbe, essi avrebbero un giusto motivo per ritenersi ingiuriati. Essi debbono apprendere che non c’è colpa nell’essere ricchi, ma nel non sapere usare delle ricchezze: le ricchezze, che nei malvagi ostacolano la bontà, nei buoni debbono costituire un incentivo alla virtù. Ecco, qui il ricco Zaccheo è scelto da Cristo: ma donando egli la metà dei suoi beni ai poveri, restituendo fino a quattro volte quanto aveva fraudolentemente rubato. Fare soltanto la prima di queste due cose non sarebbe stato sufficiente, poiché la generosità non conta niente, se permane l’ingiustizia: il Signore poi chiede che si doni, non che si restituisca semplicemente ciò che si è rubato. Zaccheo compie ambedue le cose, e perciò riceve una ricompensa molto piú abbondante di quanto ha donato. Opportunamente si fa rilevare che costui è il “capo dei pubblicani” (Lc 19,2): chi allora potrà disperare della salvezza, quando si è salvato anche colui che traeva il suo guadagno dalla frode? “Ed era ricco”, sta scritto (Lc 19,2), affinché impari che non tutti i ricchi sono avari. Perché le Scritture non precisano mai la statura di nessuno mentre di Zaccheo si dice che “era piccolo di statura” (Lc 19,3)? Vedi se per caso egli non era piccolo nella sua malizia, o piccolo nella sua fede: egli non aveva ancora promesso niente, quando era salito sul sicomoro; non aveva ancora visto Cristo, e perciò era piccolo. Giovanni invece era grande perché vide Cristo, vide lo Spirito, come colomba, fermarsi su Cristo, tanto che disse: “Ho visto lo Spirito discendere come colomba e fermarsi su di lui” (Gv 1,32). Quanto alla folla, non si tratta forse di una turba confusa e ignorante, che non aveva potuto vedere le altezze della Sapienza? Zaccheo, finché è in mezzo alla folla, non può vedere Cristo; si è elevato al di sopra della turba e lo ha visto, cioè meritò di contemplare colui che desiderava vedere, oltrepassando l’ignoranza della folla… Cosí vide Zaccheo, che stava in alto; ormai per l’elevatezza della sua fede egli emergeva tra i frutti delle nuove opere, come dall’alto di un albero fecondo… Zaccheo sul sicomoro è il nuovo frutto della nuova stagione. (Ambrogio, In Luc., 8, 82.84-90)

  1. La risposta di fede alla chiamata di Dio

L’occhio della fede, che è stato posto nella pupilla della semplicità, riconosce la voce di Dio non appena l’ascolta… Tutti coloro che sono stati chiamati hanno obbedito su due piedi alla voce che li invitava, allorché il peso delle cose terrene non si aggrappava alla loro anima. Infatti, i legami del mondo sono un peso per l’intelligenza e per i pensieri, e coloro che ne sono avvinti e impediti difficilmente sentono la voce della chiamata divina. Gli apostoli, invece, e prima di loro i giusti e i padri, non erano in queste condizioni: obbedirono come viventi, e ne uscirono leggeri, perché nulla del mondo li appesantiva. Niente può legare e impedire l’anima che ascolta Dio: essa è aperta e pronta, sí che la luce della voce divina, ogniqualvolta si fa presente, la trova in condizione di riceverla. Nostro Signore chiamò Zaccheo dal sicomoro sul quale era salito, e subito Zaccheo si affrettò a scendere e lo ricevette nella sua casa: il fatto è che sperava di vederlo e diventare suo discepolo ancor prima di essere stato chiamato. Ed è cosa davvero ammirevole che egli abbia creduto in lui senza che Nostro Signore gli avesse parlato e senza averlo visto corporalmente, ma solo sulla parola di altri: la fede che era in lui era stata custodita nella sua vita e nella sua salute naturali. Egli ha dimostrato la propria fede allorché credette in Nostro Signore sentendolo annunciare; e la semplicità della sua fede è affiorata quando ha promesso di dare la metà dei propri beni ai poveri e di restituire il quadruplo di ciò che aveva frodato. In effetti, se l’anima di Zaccheo non fosse stata ripiena in quel momento della semplicità che si addice alla fede, non avrebbe fatto una tale promessa a Gesú e non avrebbe elargito e distribuito in poco tempo quanto il suo lavoro aveva ammassato in lunghi anni. La semplicità spandeva da un lato e dall’altro ciò che la scaltrezza aveva ammucchiato e la purezza dell’anima spargeva ciò che era stato acquisito con i pensieri dell’astuzia; la fede rinunciava a quanto l’ingiustizia aveva trovato e posseduto, e proclamava che non gli apparteneva. Infatti, l’unico bene della fede è Dio e non consente a possedere altro al di fuori di lui; tutti gli altri beni hanno poca importanza per lei, al di fuori di quell’unico bene durevole che è Dio; ed è stata posta in noi per trovare Dio e non possedere che lui, e per vedere che tutto ciò che esula da lui risulta a nostro detrimento. (Filosseno di Mabbug, Hom., 4, 77-80

A cura di Gino Prandina, fraternità dell’Hospitale e AxA associazioni Artisti per l’Arte Sacra Vicenza, digit: artesacravicenza.orgI commenti teologici sono tratti dai manoscritti di H.U.V.Balthasar e e M.v.Speryr. © Copyright All rights reserved. Tutti i diritti riservati