Il dovere del coraggio

Alcuni pensieri alla Comunità… in punta di penna bussiamo alla porta di casa vostra

«Non siamo in tempi ordinari. Dovremmo comprendere il tempo che stiamo vivendo, intervenire nelle situazioni in cui operiamo normalmente, e rivedere le nostre aspettative, individuali e collettive. La straordinarietà del tempo attuale si misura con eventi considerati imprevedibili, incredibili,che stanno diventando un elemento di normalità nelle nostre vite, e sono valutati e vissuti come se non fossero destinati a modificare nel profondo le nostre società e le nostre vite personali. Accettare in fondo questa trasposizione di eventi straordinari in eventi di una nuova normalità fa parte del nostro patrimonio d’illusioni, ma dà anche una misura precisa delle nostre responsabilità o irresponsabilità, singole e collettive, rispetto alle novità e alla portata dei cambiamenti in atto…».
 Così scrive G. M. Fara, direttore dell’Eurispes nella relazione a fine 2023 sulla vita e comportamenti degli italiani.

Sono in atto tanti e tali cambiamenti nel mondo e nella nostra Italia che – consapevoli o meno – influenzano la nostra vita comunitaria e personale. Non sono novità, anzi da temposi parla di la rivoluzione digitale, calo demografico, cambiamenti climatici, flussi migratori, disuguaglianze economiche, squilibri sociali,costi energetici, a cui si aggiungono guerre su guerre anche vicine a noi.
Ma nei ritardi e inadempienze dimostriamo di non essere consapevoli delle sfide in giocoche già incidono e incideranno profondamente sulla nostra vita e le nostre speranze di crescita.

Gli abitanti di Gerusalemme di quel tempo, (laici o religiosi non importa) non pensavano che la venuta del Messia (il suo Natale, la sua nascita, pur previstada tempo), avrebbe portato grandi conseguenze sul modo di vivere e di operare della società ed economia ebraica: mentre Gesù nasceva in una grotta, una stalla, gli alberghi della capitale erano pieni e i re pensavano a “contarsi” (il censimento di tutta la terra).

I “concittadini” di Gesù – per il timore, o per incapacità –non erano vigilanti sul presente e tantomeno sul futuro.

Come al temo di Giovanni il Battezzatore, anche oggi risuona l’invito dei profeti a “leggere i segni del tempo”: «le sfide attuali richiedono alle persone e alle comunità coraggio, lungimiranza, volontà di aprire nuovi sentieri… forse alternativi a quelli attuali», scrive l’Eurispes: «nel passaggio storico che stiamo vivendo, possiamo tutti concorrere per la costruzione di una “buona società” come obiettivo perseguire con proposte semplici e condivise, valide per individuare quantomeno possibili vie di uscita alle difficoltà legate ai fatti incredibili e sorprendenti che si stanno verificando a livello globale e quindi gestire al meglio i cambiamenti strutturali imposti dai grandi fenomeni».

Il vescovo Giuliano ci scrive: «Forse non tutti siamo in cammino. (Dalla pandemia) qualcuno è fermo, probabilmente seduto ai bordi di questa nostra storia, in attesa di una non ben definita nuova condizione. Alcuni sono lì aggrappati al passato, alle sue tradizioni, al tempo in cui anche la Chiesa contava davvero; ma sono fermi e le vicende degli uomini sono in costante travaglio e mutamento. Altri vanno di corsa in preda all’ansia di produrre e fare molte attività; non disposti a rallentare il passo per condividere le domande che nel profondo interrogano il senso della vita». Il vescovo elenca: sentimento di tristezza e di delusione, svuotamento delle nostre 350 chiese parrocchiali di domenica, fatiche nella formazione cristiana di fanciulli e ragazzi e nel coinvolgere i genitori (complice l’inverno demografico), diminuzione dei parroci residenti in canonica e fra i preti un certo smarrimento per il sovraccarico di responsabilità e la fatica nel leggere questo tempo. La pandemia, che sembra non essere del tutto superata, ha lasciato pesanti conseguenze economiche all’interno delle nostre famiglie, nelle case di riposo, negli adolescenti, nel mondo industriale e del lavoro.

Qualche suggerimento?

… dobbiamo cercarlo insieme, per costruire insieme un nuovo modo d’essere comunità. Certo occorre passare dal “contro” al “per”, e serve il “dovere di avere coraggio”, anche di fare scelte impopolari. Qualche consiglio? usciamo di più da casa (fuori non ci sono soltanto pericoli!); partecipiamo a qualche gruppo dove guardarci e parlare in maniera non virtuale; stacchiamo più spesso i social e scriviamo meno nelle chat; riprendiamo a pregare personalmente (magari “scrivendo a mano” le nostre preghiere); riprendiamo a frequentare le nostre parrocchie; cerchiamo più doni e meno regali; proviamo a riciclare quello che abbiamo; destiniamo qualche piccola cifra mensile da destinare ai poveri;“adottiamo” o andiamo a trovare qualche persona che sta vicino a casa nostra, e invitiamo qualcuno per qualche pranzo o cena; parliamo di sentimenti e affetti fra genitori e figli e accettiamo che anche loro sbaglino o abbiano dei limiti; tagliamo comunicazioni pessimistiche o negative; facciamo qualche attività manuale; lasciamo passare qualche tempo nel silenzio.

Si accettano altri suggerimenti…