IL VANGELO DELLA DOMENICA

Giacinto Montella, Battesimo di Gesù, coll. priv.

Mc 1,7-11

Le parole


Giovanni Battista è un profeta che grida! Non per sobillare la folla ma per concentrare chi gli sta vicino sul mistero che ha scoperto:”Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
Quando Gesù lo incontra per scendere nelle acque qualche cosa muta. Nel Battesimo di Giovanni Battista avviene una novità: non una parola, non un gesto ma la persona di Gesù.

Il più forte. Se Gesù, stando alle parole di Giovanni, è più forte e non può, per la sua indegnità, sciogliergli i lacci dei vecchi calzari per allacciargli quelli della festa di nozze, perché egli è lo Sposo.

Immersione: quale il significato ha dunque la sua immersione nell’acqua? Gesù con questo suo gesto compie la volontà del Padre che lo ha inviato, assimilandosi al mondo peccatore, ad Adamo e come Nuovo Adamo (privo di peccato).

Morte. L’immersione nell’acqua allude profeticamente all’affogare nella morte. Ma quando Gesù riemerge lo Spirito Santo agirà con Lui per un tempo nuovo. La Morte nel battesimo viene trasfigurata per il credente come germe e promessa di Vita nuova in Dio, all’interno della vita trinitaria.

Acqua e Spirito. Il battesimo che Gesù inaugurerà sarà quello nello Spirito Santo disceso su di Lui dopo l’immersione, Spirito che santificherà le acque del Giordano e tutte le acque del battesimo.

Avviene un’epifania perché i cieli si aprono. Per la tradizione del Primo Testamento l’aprirsi dei cieli era ben conosciuto come evento. La barriera fra cielo e terra non esisteva più, direttamente ci si trovava collegati con l’Altissimo. Il Padre testimonia il Figlio, lo Spirito scende su di Lui: l’epifania trinitaria si manifesta.

La colomba che aleggia sulle acque si libra su Gesù come si librava sui piccoli nel nido al momento della creazione. La colomba che portò il ramo d’ulivo nel becco quando ritornava all’arca allude al mistero di nuova creazione.

Con la visione ecco anche la voce che rende ufficiale la missione di Gesù e garantisce la sua identità.
Egli è il Figlio, così si qualifica il legame unico che lo lega all’Altissimo come Figlio amato. Tutto l’amore del Padre è rivelato in queste scarne parole. Egli, l’Eletto, viene inviatodal Padre investito della pienezza dello Spirito per la missione.Il Padre si compiace per un fatto già avvenuto nell’anticipazione profetica: tutto si sta compiendo secondo la sua volontà nel Cristo (consacrato) e mandato.

Il nostro Battesimo ci ha resi figli di Dio, partecipi della teofania trinitaria: essa può risplendere in ogni nostra azione, pur fra le difficoltà o crisi che ci stanno travolgendo: siamo già vincitori della morte e vivi della vita di Dio.

La teologia (H.U. von Balthasar)

Is 55, 1-11; 1 Gv5, 1-9; Mc 1, 7-11

Il tema che unisce i testi della festa odierna è meno l’atto del battesimo che la congiunzione tra acqua e salvezza. L’acqua è l’immagine significativa della grazia gratis donata e a un tempo purificante e refrigerante.

1. Acqua e Spirito. Il Vangelo, che descrive il battesimo del Signore, fa aprire il cielo sulla sua obbediente partecipazione al battesimo di acqua alla fine dell’Antico Patto e fa librarsi lo Spirito sopra il battezzato, e il Padre lo dichiara suo Figlio diletto: modello di tutti coloro che dopo di lui riceveranno il battesimo cristiano: tutti riceveranno lo Spirito dall’alto e saranno rigenerati a figli di Dio. L’acqua terrena vieneassunta nell’evento trinitario del battesimo di Gesù: ciò che era finora un simbolo ora diventa parte di un sacramento, una parte insostituibile chi sarà «rigenerato dall’acqua e dallo Spirito» (Gv 3, 5), e avrà parte alla vita divina. Il Figlio incarnato si immerge nella storia della salvezza ed assume gli antichi segni – come la traversata salvifica nel diluvio (1 Pt 3, 21s.), l’immersione del popolo nell’abisso del mare (1 Cor 10,1-2) e infine il battesimo di Giovanni – li assumenel nuovo, trinitario evento salvifico.

2. Acqua gratis. Nella prima lettura l’acqua diventa in anticipo immagine della grazia data dall’alto, senza di cui il terreno, ma anche l’assetato cuore dell’uomo, rimarrebbe asciutto. «Orsù voi che avete sete, venite tutti all’acqua, comperate senza denaro!». Tutto ciò che dev’essere acquistato con denaro «non nutre» e «non rende sazi». Con Dio non c’è nessun rapporto di scambio, bisogna semplicemente ricevere i suoi doni, che vengono paragonati con la «pioggia» che cade dal cielo, senza di cui niente germoglia sulla terra e non si ha nessun pane (v. 10). Solo ciò che viene innaffiato a partire da Dio è in grado di restituire a Dio nella pioggia da lui mandata il giusto frutto: nella parola di Dio possiamo parlare a lui, nel suo Spirito possiamo essere rigenerati per mezzo di lui.

3. Acqua e sangue. La seconda lettura non si accontenta di «Spirito e acqua», occorre come terzo anche il sangue, quel sangue, che insieme con l’acqua scorre dal costato trafitto di Cristo. Colui che viene definito nel battesimo del Padre come il Figlio diletto ed eletto, è quello scelto per la croce, dove darà compimento a tutta la volontà del Dio trinitario. Ora «i tre, Spirito, acqua e sangue» sono diventati una unica «testimonianza per suo Figlio». Ogni battezzato deve comprendere che deve la sua figliolanza divina a questa unità di acqua e di sangue: (la morte) di Cristo; chi col battesimo entra nella vita di Cristo dovrà in qualche modo andare fino alla sua fine, per rendere testimonianza «insieme con lo Spirito» (Gv 15, 26-27) per la fede a Cristo.

Esegesi (Bruno Maggioni)

La suggestiva pagina profetica di Isaia (cf. 55,1-1 1) si apre con un accorato appello di Dio ripetuto più volte: «Venite» (vv. 1.3). Un’esortazione rivolta a tutti, da coloro che hanno sete a chi non ha denaro, per acquistare i beni consistenti che saziano veramente, donati dalla bontà del Signore. Un annuncio paradossale: si tratta di comprare senza pagare, che se da un lato evidenzia l’assoluta gratuità dell’offerta del Signore – tutto e grazia -, dall’altro mette in guardia gli ascoltatori dal rischio di «spendere denaro perciò che non sazia» (v. 2). A questa incoraggiante notizia segue la profezia sorprendente e inaspettata del compimento delle promesse atte a re Davide, che ora si realizzeranno per tutto il popolo! Il profeta non annuncia una possibilità, non fa un augurio, ma comunica una certezza che, come Si può cogliere nelle affermazioni successive, si fonda sulla parola del Signore, una parola che non viene mai meno (vv. 10-11).A1 popolo, destinatario di queste promesse, il Signore rivolge però un esplicito comando: «Cercate il Signore» (v. 6). E poi aggiunge: «mentre si fa trovare». Un’aggiunta importante che sottolinea due cose che la ricerca del Signore è da intraprendere subito, mentre il momento è favorevole; e che questa ricerca è possibile unicamente perché il Signore ha deciso di «farsi trovare». L’iniziativa è sempre sua: non è l’uomo che si avvicina al Signore, ma è il Signore che si avvicina all’uomo. La Bibbia infatti non usa molto il verbo «cercare» per l’uomo, seppur resta vero – in ogni caso – cheanche l’uomo deve cercare il Signore. Ma in che modo? Il Signore è nella vita e lì va cercato: praticare il bene, odiare il male, ristabilire la giustizia. «L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri» (v. 7): ecco il vero modo di cercare il Signore. Ma appena detto questo, il profeta apre alla ricerca di Dio una nuova prospettiva che già prepara la paradossalità del Vangelo: «Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (v. 9). Cercare Dio significa, dunque, entrare in un diverso ordine di pensiero, in una superiore visione delle cose, per la quale i criteri comuni non sono più adeguati. La ricerca di Dio esige una rottura, un salto nei confronti degli schemi creati dal comune ragionamento: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (v. 8). La breve parabola della pioggia e della neve, al termine di questa stupenda pagina ricca di simboli, ha lo scopo di illustrare, mediante una comparazione desunta dalla natura, l’efficacia della parola di Dio nella storia dell’uomo (cf. vv. 10-11). Essa mette l’accento innanzitutto sulla potenza e la fecondità della parola di Dio, che costruisce e guida la storia. In secondo luogo si evidenzia che la Parola viene dall’alto, non dal profeta o da un uomo. Dio mostra qui la sua efficacia e la sua possibilità di percorrere vie che l’uomo ritiene sbarrate. Proprio perché viene da Dio, la Parola è efficace e può ottenere il suo effetto anche per vie ritenute impossibili (cf. v. 9). La parola di Dio è una parola che esce da un mistero e di questo mistero rende consapevole l’uomo, ma non lo toglie: le sue vie restano le sue vie. Il «divario» accompagna sempre la parola di Dio nel suo cammino. Con questa prospettiva che riconosce come tra la parola di Dio e il progetto degli uomini intercorra sempre una tensione, ci proiettiamo nell’episodio evangelico del battesimo (cf. Mc 1,7-11). Nella sua estrema concisione il racconto è ricco di significati importanti.

Anzitutto Gesù – che qui compare in scena per la prima volta – è presentato nella duplice dimensione del suo mistero: uomo dalle umili origini («venne da Nazaret di Galilea», v. 9) e tuttavia amato Figlio di Dio e profeta. L’espressione «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (v. 11) cela un riferimento al Salmo 2 e, ancor più chiaramente, a Is 42,1-4, il passo che racconta la vocazione del servo del Signore, sul quale Dio ha posto il suo Spirito e al quale ha affidato il compito profetico di «proclamare il diritto alle genti».

Inoltre, l’aprirsi dei cieli, la discesa dello Spirito, la voce celeste, tutto converge nell’indicare che, con la comparsa di Gesù, irrompono i tempi messianici L’invocazione accorata del profeta («Se tu squarciassi i cieli e scendessi!», Is 63,19) è stata ascoltata: dopo essere rimasto a lungo chiuso e silenzioso, il cielo torna ad aprirsi, lo Spirito di Dio torna a essere in mezzo al popolo e la parola del Signore torna a risuonare.

Ancora un terzo aspetto: sottomettendosi al battesimo di Giovanni Battista («un battesimo di conversione per il perdono dei peccati», Mc 1,4) e partecipando in tal modo al movimento di rinnovamento che il battezzatore aveva suscitato nel suo popolo, Gesù mostra di concepire la sua via come una via di solidarietà nei confronti degli uomini peccatori: non si estranea dalla storia del suo popolo, ma solidarizza con essa e la assume. Con questo suo primo gesto, Gesù ci lascia già intravedere quella logica di solidarietà e condivisione che guiderà tutta la sua esistenza e che gli permetterà di intendere la sua morte come una morte «in riscatto per molti» (Mc 10,45).

Infine, nel battesimo di Gesù sono visibili le strutture portanti della concezione cristiana del battesimo: il dono dello Spirito, la filiazione divina, la chiamata a un compito profetico. L’evangelista utilizza il verbo «battezzare» anche per il battesimo della passione al quale viene associato il suo discepolo: «nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati» (Mc 10,39). Dunque il battesimo è uno solo, il medesimo per Gesù e per il discepolo, e una sola è perciò la strada da percorrere. Non due modalità diverse di vivere l’esistenza, una per Gesù e una per il discepolo, ma la medesima modalità per entrambi.

Evangelizzazione e missione (Dario Vivian)

“Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue” (lGv 5,6). Lo stesso Battista testimonia che il suo battesimo si limita all’acqua, anche se Gesù di Nazareth si mette in fila con tutti gli altri e si immerge nel fiume Giordano quasi confondendosi con l’umanità peccatrice. Prende la nostra carne, non quella ideale ma quella segnata appunto dal peccato e dalla morte; per questo il suo battesimo fa ancora parte del tempo natalizio, nel quale contempliamo il mistero dell’incarnazione. Le acque del grembo di Maria si sovrappongono alle acque del fiume, che segna il passaggio alla Terra promessa: il corpo di una donna si identifica con la terra di libertà, esperienza già vissuta da Abramo acquistandone il primo pezzetto per la sepoltura diSara. Avviene un medesimo evento di salvezza: si fa carne il Verbo di amore e di vita, ci raggiunge la Parola che libera e salva. Davvero tocchiamo con mano la straordinaria fecondità, legata alla promessa di Dio nei nostri confronti: “Come la pioggia e laneve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca” (Is 55,10-11).Dio disse … e fu. Dalla terra informe e vuota degli inizi al vuotodi una tomba dove non c’è più nemmeno il corpo dell’amicomorto; dal grembo avvizzito di una vecchia a quello vergine diuna giovane: nulla è impossibile a chi crede!

Ma anche ciò che viene da Dio ha il prezzo dell’amore; ecco pertanto il rimando al sangue, che contraddistingue Gesù dal Battista, il battesimo come rito penitenziale dal battesimo come sacramento della pasqua di morte e di risurrezione, “Uno dei soldatigli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua, Chi ha visto ne dà testimonianza e sa che dice il vero, perché anche voi crediate” (Gv 19,34-35).I Padri della Chiesa parlano qui di battesimo e di eucaristia,acqua e sangue sacramentali generatori della comunità cristiana.Il fianco squarciato è peraltro come grembo aperto, dilatatonel supremo spasmo che trasforma la morte in vita analogamentea quanto aveva detto Gesù parlando della croce che lo attendeva. “La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’ afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo” (Gv 16,21).Acqua e sangue sono i segni della nascita, dicono il prezzopagato per farci venire alla luce; ci collocano nel cuore del misteropasquale, letto nella fede non come l’ora delle tenebre ma l’oradella luce.È ancora Gesù a interpretare il suo battesimo di acqua in riferimentoa quello di sangue: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (Lc 12,50) ..Se immergendosi nel Giordano ha fatto sua la condizioneumana senza alcun privilegio – nemmeno quello di una corsiapreferenziale rispetto alla fila di tutti, abbracciando la morte, e lamorte di croce, ha toccato il fondo con noi e il suo battesimo -immersione è divenuto totale.

In questo modo il suo battesimo diviene il nostro, la suapasqua è l’atto di nascita, costituisce e plasma la nostra stessaidentità. “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio” (1Gv 5,1). Credere che Gesù è il Cristo significa scommettere che il Crocifissoè il Risorto, che la morte per amore è vita per sempre, cheperdere equivale a trovare.Battezzati in una logica differente da quella comune, veniamoimmersi nel pensiero stesso di Dio. “Perché i miei pensieri non sonoi vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrastala terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensierisovrastano i vostri pensieri” (1s 55,8-9).Il sangue non è acqua – si dice di solito. Dovrebbe valere perchiunque è generato dal vangelo.