Dal Vangelo secondo Matteo 3,13-16.
“Voi siete la luce del mondo.”
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il
sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e
calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta
sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro,
e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Commento al vangelo

Il Vangelo di oggi ci dice due prerogative particolari del discepolo di Gesù: essere luce del mondo e sale della terra. Ma attenzione: essere luce e sale non è un dato acquisito di diritto ma è frutto di un cammino.
Infatti, il sale può diventare insipido e la luce offuscarsi. La prima caratteristica dei discepoli è essere sale della terra. Il sale ha una funzione: dare sapore. Uno usa il sale perché le cose diventano più buone. È interessante
che Gesù dica: «il sale è buono», come a dire che i cristiani sono le cose buone del mondo.
Ma se noi viviamo in maniera egoistica, non daremo sapore alla vita ma la renderemo
immangiabile perché invivibile. È così che il sale perde il suo sapore e noi come cristiani non
siamo più buoni. Se la gente non è più attratta dal nostro cristianesimo, forse è perché noi
siamo diventati insipidi? Cosa abbiamo fatto assaggiare del nostro cristianesimo? «Chi cucina,
sa che mettere il sale nei cibi richiede discernimento e misura, ma è soprattutto consapevole
di compiere questa azione per dare gusto. Ebbene, i cristiani devono esercitare tale
discernimento e conoscere la “misura” della loro presenza tra gli uomini: solidarietà fino a
“nascondersi” come il sale negli alimenti, e misura, discrezione, consapevolezza di essere solo
apportatori di gusto» (Enzo Bianchi).
La seconda caratteristica dei discepoli è essere luce del mondo. Noi abbiamo una sfida:
essere fino in fondo ciò che siamo, cioè noi non possiamo vivere se non essendo luce. Ma
una luce particolare, perché molti cercano la loro luce, la luce non vera perché cercano di
essere sé stessi a partire da sé stessi. Noi camminiamo nelle tenebre finché viviamo per il
nostro ego; se il nostro ego interpreta la nostra esistenza noi non comprendiamo nulla della
vita. Noi possiamo essere luce solo se sappiamo essere dono per gli ultimi per i soli, per gli
abbandonati, così come ci ricorda il profeta Isaia: «Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se
sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il
meriggio!» (Is 58,10).
Che il Signore ci aiuti a rivestirci di Lui per essere sale della terra e luce del mondo.

Mercoledì 18 febbraio 2026 – Mercoledì delle Ceneri
È il primo giorno della Quaresima, i 40 giorni preparatori alla
Pasqua. Questa celebrazione diventa segno per l’intera
comunità che ci si sta incamminando verso la Pasqua.
Rappresenta per i fedeli un momento di pentimento che deve
portare a un percorso di conversione. Il Mercoledì delle Ceneri ricorre in un periodo che va dall’inizio di febbraio alla metà di marzo. Varia ogni anno a seconda della data in cui cade la Pasqua. Dopo di esso si susseguono le cinque domeniche di Quaresima e la domenica delle Palme.
Testimonianze risalenti al X secolo raccontano di un rito pubblico di penitenza. I penitenti
venivano cosparsi di ceneri dal vescovo e successivamente attendevano il giorno dell’assoluzione il giovedì santo seguente. Nel tempo questo rito venne esteso a tutti i credenti, conservando nella liturgia il gesto dell’imposizione delle ceneri. Le ceneri sono simbolo della condizione dell’uomo destinato alla morte e per questo diventano emblema anche del pentimento per i propri peccati e segno di una rinnovata fede.
La liturgia si serve di una formula ammonitrice: «Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere
ritornerai» ma anche di una formula che esprime l’aspetto costruttivo e positivo di questa
celebrazione: «Convertitevi e credete al Vangelo».
Secondo la tradizione, le ceneri devono essere ottenute bruciando rami di olivo benedetti
l’anno precedente nella domenica delle Palme. Durante la liturgia un pizzico di questa cenere
benedetta viene cosparsa sul capo o sulla fronte dei fedeli.
In questo giorno tutti i cattolici sono tenuti a far penitenza e a osservare il digiuno e l’astinenza
dalle carni, un’astensione richiesta anche per tutti i venerdì di Quaresima. Inizia, dunque, un
tempo di conversione, di preghiera assidua e prolungata, di digiuno e di opere di carità.





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